IL DOPPIO NOME DI COSMA

GIANKY BON

contenuti per adulti

 

Introduzione

IL DOPPIO NOME

                                                          DI COSMA

I


Questo è un inizio. Un altro. È il centoventiduesimo inizio. I precedenti centoventuno non hanno trovato una fine. Forse questo sarà più fortunato.


Mi chiamo Cosma, molto piacere. Nome strano, ma originale. Santissimi Cosma e Damiano due medici divenuti Santi. I miei genitori me lo imposero durante il battesimo cattolico nel battistero della Chiesa loro dedicata del piccolo Comune in cui è nato papà Pietro. La Chiesa del paese di mamma Rosa, invece, è dedicata a San Giovanni Battista: perciò il mio nome per intero è Cosma Giovanni. Entrambi i paesi si trovano tra le dolci colline che precedono le Alpi della Svizzera Italiana.

Sono così orgoglioso del mio nome che non potrei assolutamente darlo ad alcuno. E’ troppo raro, troppo unico, mi distingue dalla massa e quando lo pronuncio lo scandisco in maniera che si capisca bene, ma nonostante questo, godo un mondo nel sentirmi chiedere subito dopo:

« Come, scusi? »

 « Cosma … C-o-s-m-a»

Capite allora  perché questo computer-scritto  – semmai un giorno diventerà libro – avrà come titolo il mio nome: “Cosma”. Sono vanitoso, penserete: vero, ma anche qualcosa di più.


Tiro un grosso sospiro di sollievo: adesso che ho trovato l’inizio, sento di poter continuare.

In questi giorni ho una gran voglia di scrivere e spero duri a lungo; spesso se ne va, poi torna, poi se ne va di nuovo, poi brucio tutto per poi pentirmi subito e piangere disperatamente per il disastro che ho combinato e perché mi assale forte il dubbio di non essere in grado di concludere nulla nella vita. Allora mi auguro che tutto finisca, che il mondo finisca. Ho avuto una grossa consolazione quando ho sentito dire che la fine del mondo arriverà prestissimo. Speriamo avvenga veramente. Prego ardentemente tutti i giorni quel Dio che nego, ma dicono che esista ed è padrone di tutto; o lui o qualche altro mi ascolterà, ne sono certo.

 Mi resta poco tempo perciò devo scrivere in fretta la storia, perché questo computer-scritto (chiedo scusa ma mi rifiuto di chiamarlo manoscritto) sopravviverà alla catastrofe, insieme alle sceneggiature di Mike Figgis e ai sonetti di Shakespeare.

Permettetemi di darvi un consiglio: scrivete qualcosa anche voi e terminatelo presto così darete modo a qualcuno di leggerlo e imprimerselo nella memoria del tempo e ricordarsi di voi per sempre.

Le memorie resteranno.

Tutto verrà distrutto, ma le memorie degli uomini aleggeranno nell’atmosfera e si poseranno nuovamente nelle memorie di altri esseri che nasceranno dalle ceneri della distruzione o, forse, creati da un nuovo brodo primordiale, o dal dito di un Dio che nessuno riconoscerà e di nuovo tutto verrà vissuto e raccontato e un giorno nuovamente distrutto.

II

La mia mente è come un quadro di Pollock. I pensieri si intrecciano in linee continue, che non si fermano e vanno oltre qualsiasi bordo, ma quando si fermano macchiano la tela di nero, rosso, o blu, ma sopratutto di nero. Poi svoltano per un ritorno affannoso a cercare qualcosa lasciata indietro, che non c’è, e allora si ributtano in avanti e corrono di nuovo e scavalcano il bordo in una folle corsa che dura da anni.

Avete mai sentito parlare del “disturbo bipolare”? Andate sulla famosa enciclopedia multimediale e troverete un sacco di informazioni. Comunque, brevemente, si tratta di due stadi psicologici completamente diversi in cui mi vengo a trovare in certi periodi: uno di forte depressione ed uno di grande euforia in cui spaccherei il mondo con tutta l’energia dei miei venticinque anni.

Non è schizofrenia e non vi racconto l’ennesima storia di un pazzo. Nessuno è pazzo. È, come dire… particolare, ecco: la storia di un ragazzo particolare, suona bene e rispecchia la realtà.

Mi hanno dichiarato invalido. Oh, non pensiate che faccia chissà quali strane cose o che mi senta Napoleone; tutto sommato soffro solamente di qualche perversione; uno spiccato senso di narcisismo; un disturbo ossessivo-compulsivo; vari tipi di manie di persecuzione; istinti suicidi attualmente assopiti, ma non dimenticati ed infine di un lazzaronismo cronico molto ben retribuito da una pensione statale di invalidità, che mi permette di vivere in famiglia e togliermi parecchi sfizi.

Passo le giornate davanti al Computer. Ho imparato in fretta ad usarlo anche se non ho una gran cultura. Ho smesso di andare a scuola a metà della terza media, prima di entrare in una “Clinica per la riabilitazione mentale”: il Manicomio in pratica, di conseguenza la mia parlata e il modo di esporre sono molto semplici, senza grandi paroloni. Leggicchio qua e la sui primi siti che mi vengono a tiro, converso su Messenger con amici e conoscenti; magari rompo loro le scatole, ma solo nei periodi di euforia, posto cazzate su Facebook, guardo Youtube e Youporn praticamente tutti i giorni. Ho letto solo un paio di libri in vita mia; tutte storie di gente fuori di cervello, questo è chiaro.

Se pensate che stia cercando di giustificarmi per ottenere la vostra tenerezza, comprensione e compatimento, ebbene sì, avete indovinato. Mi piace che diciate: «Guarda questo povero giovane ignorante e un po’ demente chissà che vita tribolata avrà!».

Ma la vita tribolata ce l’ho davvero, sapete!

Per esempio, adesso mi trovo in una situazione strana. Sto molto bene, sono euforico, mi attivo anche per un nonnulla, faccio un sacco di cose e sono creativo al punto di mettermi a scrivere un libro e ci riuscirò potete scommetterci e sapete il perché? Perché ho deciso di non prendere più la pillola gialla.

Già, la pillola gialla, l’ultima arrivata nella raccolta giornaliera: quella azzurrina che non è il Viagra e altre due bianche al mattino, una rossiccia a mezzogiorno e questa gialla la sera: quella più forte perché ha il potere di farmi fare quello che vuole lei. Fate attenzione alle pillole gialle, anzi, giallognole con una punta di marrone: un perfetto color merda. Non lasciatevi fregare

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